Domenica 25 Giugno 2017
   
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Come l'asfalto sa ridurre le sue emissioni di CO2

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Quando parliamo di ridotte emissioni di CO2 dobbiamo sempre pensare ad una attenzione che offre un doppio vantaggio, da una parte la riduzione dei costi energetici e di carburante, dall'altra quella del gas ad effetto serra, con tutti gli effetti su clima e vita che esso sta già causando.
Parlando di consumi ed emissioni per la produzione e stesa di asfalti e per la loro manutenzione, dobbiamo quindi pensare soprattutto alle temperature di produzione/lavorazione (caldo, tiepido, freddo), ma anche ai trasporti fino al cantiere e ai consumi di carburante delle apparecchiature di stesa; di conseguenza va considerata anche la quantità di materiale necessario per unità di superficie, ovvero gli spessori di stesa, al calare dei quali calano parallelamente consumi ed emissioni dovute a produzione e trasporto o, viceversa, possono crescere le superfici realizzate a parità di emissioni prodotte, ottenendone quindi, comunque, concrete riduzioni.
Infine occorre valutare anche la frequenza degli interventi di manutenzione e dei rifacimenti, ovvero la durata utile delle soluzioni impiegate e quindi il loro costo effettivo in termini di emissioni calcolato nel medio e lungo periodo. È infatti evidente che se a parità di emissioni in fase di produzione e stesa una soluzione offre una vita utile doppia rispetto ad un'altra, ottiene di fatto un taglio reale del 50% del CO2 prodotto, risparmiando inoltre ai cittadini i disagi di un ulteriore cantiere. Con l'attenzione a entrambi questi fattori, in USA, si hanno da decenni ottimi risultati grazie all'asfalto ottenuto con bitume modificato con gomma di pneumatici riciclati, oggi applicato anche in Italia. Per le ridotte emissioni di CO2 la Caltrans (California Department of Transportation) ha ottenuto compensazioni economiche pari al 25% del proprio budget annuo di spesa, proprio producendo questi conglomerati caldi con gomma - metodo wet - che per la straordinaria elasticità e resistenza vengono stesi in spessori ridotti fino al 50%, ottenendo comunque più vita utile e consistenti riduzioni degli interventi di manutenzione. 

Le temperature delle lavorazioni
 

temp-lavorazioniIl bitume e l'asfalto si possono applicare con tecniche a caldo, tiepide, a freddo. Occorre comunque considerare che la lavorazione del conglomerato bituminoso caldo comporta temperature massime attorno ai 170° C, quindi con consumi ed emissioni già molto inferiori a quelli di molti altri settori produttivi; per la produzione del cemento, ad esempio, si devono raggiungere i 1300° C, quindi con consumi energetici e corrispondenti emissioni di CO2 molte volte superiori.
Sono invece sostanzialmente a freddo e spesso con spessori di stesa ridotti, anche fino a pochi millimetri, gran parte delle lavorazioni realizzate con emulsioni bituminose.

Tra il caldo e il freddo c’è poi in mezzo il tiepido!
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L’asfalto tiepido è la terza via, quella che già oggi rappresenta un primo passo avanti verso un futuro ancor più sostenibile. La tecnologia “tiepida” consente infatti di produrre lo stesso tipo di materiale (il conglomerato bituminoso) utilizzando le stesse macchine ma con temperature decisamente più basse.  I vantaggi sono notevoli:
Riduzione delle temperature fino 50 – 60 °C
Riduzione del consumo energetico del 30 – 40%
Praticamente nulla l’emissione di fumi e odori
Condizioni di lavoro decisamente migliori per gli operatori alla stesa
Esistono numerose tecniche per produrre asfalti tiepidi ma possono essere ricondotte sostanzialmente a 2 modalità:
- Introdurre fluidificanti nel bitume (cere paraffiniche, acidi esteri, ecc), rendendolo così comunque lavorabile anche a 120 -130 °C.
- Trasformare il bitume in “schiuma” (mediante “zeoliti”, sabbia bagnata), o trasformare in schiuma una porzione del bitume necessario (tecnica dei 2 leganti). Si abbatte così la temperatura del bitume e di conseguenza anche quella dell’inerte.
Esiste anche una terza modalità che consiste nel produrre conglomerato utilizzando, nell’impianto tradizionale, l’emulsione bituminosa (bitume sciolto in acqua) in sostituzione integrale del bitume caldo. Questa tecnica è nota con il suggestivo nome di “asfalto semi-caliente”, è di origine spagnola ed è certamente, tra gli asfalti tiepidi, quella che realizza il più alto risparmio energetico (conglomerato a temperatura di 80 – 90° C contro i 150-160° C).

 

 

Tra il caldo e il freddo c’è poi in mezzo il tiepido!

asf-tiepidiL’asfalto tiepido è la terza via, quella che già oggi rappresenta un primo passo avanti verso un futuro ancor più sostenibile. La tecnologia “tiepida” consente infatti di produrre lo stesso tipo di materiale (il conglomerato bituminoso) utilizzando le stesse macchine ma con temperature decisamente più basse.  I vantaggi sono notevoli: riduzione delle temperature fino 50 – 60 °C; riduzione del consumo energetico del 30 – 40%; praticamente nulla l’emissione di fumi e odori; condizioni di lavoro decisamente migliori per gli operatori alla stesa.


Esistono numerose tecniche per produrre asfalti tiepidi ma possono essere ricondotte sostanzialmente a 2 modalità:
-Introdurre fluidificanti nel bitume (cere paraffiniche, acidi esteri, ecc), rendendolo così comunque lavorabile anche a 120 -130 °C.
-Trasformare il bitume in “schiuma” (mediante “zeoliti”, sabbia bagnata), o trasformare in schiuma una porzione del bitume necessario (tecnica dei 2 leganti).

Si abbatte così la temperatura del bitume e di conseguenza anche quella dell’inerte. Esiste anche una terza modalità che consiste nel produrre conglomerato utilizzando, nell’impianto tradizionale, l’emulsione bituminosa (bitume sciolto in acqua) in sostituzione integrale del bitume caldo. Questa tecnica è nota con il suggestivo nome di “asfalto semi-caliente”, è di origine spagnola ed è certamente, tra gli asfalti tiepidi, quella che realizza il più alto risparmio energetico (conglomerato a temperatura di 80 – 90° C contro i 150-160° C).  

 


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