Domenica 25 Giugno 2017
   
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Asfalto e Cultura

Il fiore che sa di bitume

Asfalto e Cultura

fiore-bitumeA sud, Puglia, Calabria e Sicilia, c’è un fiore che sa di bitume. Nasce da una pianta, la Psoralea bituminosa o bitumaria bituminosa, tipica dell’Arabia Saudita ma che cresce spontaneamente anche nell’area del mediterraneo. “Sorella” di una specie ornamentale profumata, ha foglie che, se stropicciate, emanano un caratteristico odore di bitume, derivato dalle tante ghiandole resinose che possiede.
I suoi capolini violetti fioriscono alla fine della primavera o all’inizio dell’estate tra gli arbusti e sui pendii assolati. Scoperta da Linneo, era usata in passato come espettorante nelle affezioni dell’apparato respiratorio.
 

Chi usa l'asfalto? Prima skateboard e mountain byke, poi auto, moto e pedoni

Pensando all'asfalto ed ai suoi utilizzatori, l'idea più comune è che questo serva soprattutto ad automobili, trasporti commerciali e veicoli a 4 e 2 ruote in genere, una idea senz'altro confermata dall'esperienza visto che di queste tipologie di mezzi, sull'asfalto, è raro avvertire la mancanza. È quindi curioso scoprire, digitando su google "usare l'asfalto", che nelle due prime posizioni si parli di skateboard e mountain byke. È una ulteriore prova della scarsa attenzione rivolta a "questi prodotti" (perché vari e diversi sono i conglomerati bituminosi) dai principali utilizzatori, a cui evidentemente non interessa troppo sapere "dove mettono i piedi", o le ruote, a seconda del caso. Le successive voci confermano questo approccio, in cui per "uso" non si considera l'utilizzo pratico e quotidiano che dell'asfalto tutti facciamo, ma perlopiù l'impiego "fai da te" del materiale. Bisogna aspettare la sesta voce per trovare un primo riferimento all'uso dell'asfalto da parte di veicoli e conducenti, a cui il Comune di Como prevede di chiedere un pedaggio (solo per i mezzi pesanti, sembra) per rifarsi delle spese di manutenzione. Resta il fatto che pedoni e automobilisti sanno assai poco dell'asfalto che usano e non si preoccupano di saperne di più, mentre sarebbe preferibile, visto tra l'altro che lo pagano loro, che cominciassero a farlo.
Invitiamo quindi gli appassionati di skateboard e mountain byke (che di buone superfici se ne intendono, e "le curano") a visitare buonasfalto.it, potranno qui scoprire che il loro terreno di gioco ideale ha, nell'asfalto, una ampia gamma di soluzioni altamente prestazionali in termini di comfort, aderenza, porosità antipioggia, fonoassorbenza, estetica, sostenibilità ambientale, ecc.

ricerca-google

   

Asfalto: si chiama così anche un blog di gente che lo conosce davvero troppo bene. E sta per chiudere.

blog dell'asfalto

Partiamo da un blog, si chiama Asfalto e sta per chiudere. Non è un blog contro o a favore di qualcosa, ma un blog oggettivo che parla di qualcosa, la strada, guardandola con gli occhi della gente che sull’asfalto vive e che sente la strada come propria dimora.

 

Questo modo diverso di pensare l’asfalto ci aiuta a sottolineare ancora una volta l’approccio di buonasfalto, “aperto” verso i tantissimi usi che le persone fanno della materia asfalto, non a caso definito "il carattere della città" nella XX Triennale di Milano - curata da Mirko Zardini - che per prima ha offerto, già nel 2003, “ ... una lettura trasversale delle trasformazioni urbane tramite la storia di un materiale tanto diffuso quanto invisibile”.

 

Ci piace quindi dedicare il primo articolo ad un materiale così “invisibile” e dimenticato dai cittadini normali, presi e indaffarati, cominciando da persone altrettanto “invisibili”: quei “senza fissa dimora” che pure condividono con noi lo spazio urbano costretti a farne, di fatto, la loro casa.

 

 

Lo spunto ci è venuto dallo scoprire, in rete, l’esistenza di un blog che si chiama Asfalto, autodefinito “il blog delle persone senza dimora”, e prodotto dalla cooperativa bolognese La Strada (altra significativa coincidenza) come utile prodotto finale di attività e corsi di informatica dedicati a ex tossicodipendenti e disagiati, frequentatori del “centro diurno” di via Del Porto, a Bologna, con l’obiettivo di favorire anche il loro reinserimento lavorativo e sociale. Chi fosse interessato a maggiori informazioni su questa iniziativa, può trovarle suhttp://viadelporto.splinder.com/.

 

Nato nel 2006, Asfalto è stato il primo blog italiano con una redazione di strada. Con oltre 70 membri, centinaia di argomenti letti e discussi in oltre 125 mila contatti totali Asfalto ha “cercato di raccontare la strada e i margini della condizione umana”, anche per cercare di facilitare comunicazione e reciproco rispetto/comprensione tra i “diversi” utilizzatori delle strade cittadine, che a buonasfalto piace raccontare anche come “ruote” diverse su uno stesso asfalto: quelle delle auto o dei passeggini dei bimbi da una parte, e quelle dei carrelli da supermercato pieni di cartoni e qualche “fortunosa” coperta dall’altra.

 

Come si potrà notare dallo scatto che riportiamo, il mancato rinnovo dei finanziamenti all’iniziativa ha portato volontari e promotori, nel settembre 2010, a mettere provocatoriamente “in vendita” su e-bay per 15.000 euro questo blog, che era riuscito anche ad offrire know-how, metodi, obiettivi, colleghi e orari a chi sulle strade si trova, altrimenti, fin troppo libero e troppo solo.

Ci è sembrato pertanto giusto, proprio per la funzione di collegamento che buonasfalto svolge tra chi lavora con il bitume e tutti coloro che ne usano i risultati, segnalare al pubblico e alle imprese del settore questa storia, che potrebbe anche trasformarsi in una buona idea per una iniziativa di PR dall’indiscutibile valore etico e per di più straordinariamente in tema con un settore che sa fare strade confortevoli ma certamente non per dormirvi, quanto per andare, tutti, più avanti.

   

Studia a scuola e impara dalla strada

La strada nell’arte e l’arte della strada

Le strade muovono le storie delle persone, sono elemento connettivo del nostro ambiente quotidiano, portano con sé le tracce della moltitudine che vi scorre sopra. La strada è da sempre luogo di creazione poetica, spazio scenico della rappresentazione e dell’espressione: il teatro, la pittura nelle sue diverse forme, la poesia, la fotografia, il cinema sono passate e passano dalla strada….

Il motto “Studia a scuola e impara dalla strada”, pronunciato in un celebre film degli anni ’90 (Bronx di Robert De Niro), consegna alla strada la sua capacità di “inventare il quotidiano” attraverso la cultura che proviene dal basso, profondamente attaccata al suo palcoscenico profano, libera di proporre nuovi significati; anche quando il tema proposto è sacro, come fa il disegnatore di Madonne sull’asfalto, artista che fin dal Medioevo racconta, di villaggio in villaggio, la religione attraverso le immagini e, come il cantastorie, vive del denaro che gli lasciano i passanti.

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La più antica storia del bitume

bronzi-di-riaceSecondo la rivista "Nature" (n° 380, pg. 336, 1996) i primi impieghi del bitume da parte dell'uomo risalirebbero addirittura al medio paleolitico, ovvero a circa 42.000 anni addietro.
Anticamente il bitume era infatti reperibile in natura, nelle pozze ove affiorava il petrolio di giacimenti superficiali, ovviamente e perlopiù in medio oriente; solo col tempo, quello "a portata di mano" è finito, e si è cominciato a ricercarlo più in profondità. L'uomo imparò ben presto, quindi, ad utilizzare a proprio vantaggio le particolari caratteristiche di questa insolita materia nera, che fu perfino utilizzata come una medicina e spalmata sulla pelle per curarne alcune malattie, o come arma, combinato con lo zolfo nel famigerato "Fuoco Greco" tanto usato dai Bizantini.
Ma gli usi più comuni e noti erano ovviamente altri, la presenza del bitume come legante tra un mattone e l'altro, ad esempio, caratterizza le imponenti costruzioni mesopotamiche di Ur, Lagash e Babilonia, ma anche alcune egizie di Tebe; costruzioni spesso magnificamente conservate e che risalgono fino a 6.000 anni addietro (complimenti anche al legante!).
Risultando particolarmente tenace e duraturo come adesivo, era impiegato anche per incollare a mura e palazzi decorazioni in maiolica o pietre. Gli occhi in vetro o in pietre dure di tante statue erano incollati proprio con il bitume.

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