Martedì 22 Agosto 2017
   
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Asfalto e Sicurezza

Tutti vogliono asfaltare tutto

E da qualche giorno che la stampa segnala le intenzioni dei politici di "asfaltarsi" vicendevolmente.
Forse sarebbe meglio che si preoccupassero di asfaltare l'unica cosa che veramente lo necessita ovvero le nostre strade!

stradaCambiamAsfaltataCorriere9sett13 liasfaltiamoMessaggero16.09.13

 

Un confine, che segna anche la fine dell'asfalto

Vicenza e Trento, due province: l'una a statuto ordinario, l'altra a statuto autonomo. Per ovvi motivi possiedono grandi diversità, una di queste l'asfalto. Trento è al confronto un'oasi, il livello di manutenzione delle strade sfiora quasi la perfezione. Non vogliamo entrare nel merito del caso politico scoppiato al riguardo. Basti sapere che un consigliere vicentino ha immortalato in un report fotografico uno stato di fatto evidente: mentre a Trento in fatto di strade si procede sulla linea dello sviluppo, a Vicenza, come in molte regioni a statuto ordinario, gli enti locali faticano a gestire risorse sempre più scarse. Segnaliamo questo disagio che appartiene a quasi tutta l'Italia perché la situazione di stallo raggiunta ci sembra possa essere presa come emblema di un Paese che non solo non riesce a crescere, ma sembra autocondannarsi a regredire, visto che le strade sono indispensabili in qualsiasi società civile, per qualsiasi ripresa e per ogni tipo di sviluppo.
Occorre che i cittadini comprendano che la crisi del settore non riguarda solo imprenditori e addetti (e già sarebbe grave), ma la loro stessa sicurezza, i loro approvigionamenti, la loro libertà di movimento e non solo, addirittura il loro futuro. Le strade ci servono e rifarle, domani, ci costerà molto di più che mantenerle oggi e ci sarà possibile solo se le imprese del settore esisteranno ancora. Ma se il lavoro che ci sarebbe da fare ora sulle strade non si fa, chi le sa fare non ha già oggi più mercato. E quindi neanche futuro.
Una nota ancora, il prezzo del bitume ha raggiunto la stratosferica quotazione di 500€ alla tonnellata. Visto che ormai non si impiega quasi più, chi lo vende ha pensato bene di ridurre il mancato fatturato alzandone il prezzo.
Ma in questa ottica i problemi crescono ulteriormente per tutti, perfino per la Provincia di Trento, no? Vogliamo cominciare a preoccuparci seriamente e fare qualcosa?

   

Sicurezza: la mappa d'Europa

Sul 42% delle strade europee si rischia troppo, fino a 30 volte di più rispetto alla media comunitaria, soprattutto in Grecia, Polonia e Bosnia Erzegovina. E’ quanto emerge dall’Atlante Europeo della Sicurezza Stradale, realizzato per l’Italia dall’ACI nell'ambito del consorzio Automobile Club Europei e di EuroRAP, programma comunitario per la sicurezza delle infrastrutture. Un prezioso strumento per gli automobilisti che possono visualizzare i tratti più pericolosi del loro tragitto in 20 Paesi. Le evidenze: le autostrade sono i percorsi più sicuri, con il 99% dei tratti giudicati a basso rischio. Due incidenti su tre avvengono invece su strade a singola carreggiata.

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Asfalto che non c'è: cifre preoccupanti

Il sole 24 ore ha recentemente pubblicato dati allarmanti sul crollo della produzione di bitume e del conglomerato bituminoso; negli ultimi cinque anni per quest'ultimo si è registrata una flessione del 35%: nel 2006 infatti i milioni di tonnellate di conglomerato prodotto erano 44,3, nel 2010 sono stati 29. Considerando che – come sostiene il presidente SITEB Carlo Giavarini – per un livello minimo di manutenzione delle strade l'Italia avrebbe bisogno di 40 milioni di tonnellate, il calo produttivo è a dir poco preoccupante.

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Allarme ONU sulla sicurezza stradale nel mondo

Allarme ONU sulla sicurezza stradale nel mondo
In base alle sue analisi sui trend di sviluppo sia della rete stradale globale che dei veicoli in circolazione, l’ONU osserva ed avverte che il rischio di morte a causa di incidenti sulle strade è destinato a crescere sensibilmente, tanto che senza adeguati interventi potrebbe divenire, nel 2030, la quinta causa di morte a livello globale.
Lo ha recentemente ricordato il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, proprio al lancio ufficiale in Italia del Decennio di iniziative 2011-2020 indette dall'Onu per la Sicurezza Stradale.
All'evento, organizzato dall'Aci, dal Ministero della salute e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tutti si sono dichiarati concordi nel dichiarare che l’Italia si impegna a rispettare ciò che l’Onu suggerisce di fare da qui al 2020, in particolare prendendo in considerazione i "5 Pilastri" indicati dall'ONU, ovvero intervenendo sulle aree che possono ridurre od evitare questo rischio, individuate dall'ONU in:
Gestione della sicurezza stradale
Strade e mobilità
Veicoli
Utenti della strada
Gestione del post-incidente
L'Italia si impegna quindi: ad elaborare strategie per la sicurezza stradale che individuino precisi obiettivi, piani per raggiungerli e un costante monitoraggio che ne misuri l'efficacia; a favorire e promuovere l'adozione su ogni categoria di veicoli delle più avanzate ed efficaci tecnologie di sicurezza attiva e passiva; a promuovere azioni informative e didattiche sugli utenti della strada che rendano più consapevoli, attenti e sicuri i comportamenti su strada di tutti, dai pedoni agli automobilisti, passando ovviamente per le due ruote; quindi di migliorare le misure di soccorso post incidente, sia in termini di tempestività dell'intervento delle strutture pubbliche preposte, che di educazione dei cittadini per i comportamenti più adeguati da tenere in questi casi con le persone coinvolte, e per evitare che il primo incidente ne inneschi altri a catena.
Ovviamente, dei 5 pilastri individuati dall'ONU quello che interessa di più buonasfalto.it è l'area "Strade e mobilità", visto che la realtà dei fatti oggi in Italia e gli investimenti sulla rete sono in grave controtendenza con le esigenze di sicurezza indicate dai piani ONU. La generale crisi economica che caratterizza questo periodo impone senz'altro maggiore attenzione nelle spese, ma questo non deve e non può significare un taglio indiscriminato a manutenzione, efficienza e sicurezza della rete stradale, quanto piuttosto l'individuazione e la scelta di tecniche e piani che combinino, ottimizzandoli, manutenzione e riqualificazione della rete esistente e realizzazione di nuove opere. Non si tratta quindi di spendere di più, ma solo di spendere meglio e con più efficacia applicando finalmente quelle tecnologie più sicure, resistenti e sostenibili che possono nel tempo ridurre sia le spese che gli incidenti. Cosa che però non si ottiene certamente con la logica delle gare al massimo ribasso, il cui unico risultato è di ridurre qualità, sicurezza e durata utile di vita delle strade così "comprate".  Siteb e i suoi associati sono già tecnologicamente ed eticamente pronti a fare la loro parte per la sicurezza dei cittadini, ma lo stato e gli enti pubblici per primi devono considerare, come ha ricordato proprio il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, che per ogni euro investito in sicurezza avremo risparmi in costi sociali di 20 euro e significativi miglioramenti della qualità della mobilità".
Insomma, le superfici stradali sicure e durature esistono, e sceglierle costa anche meno che comperare buche, e rifare le strade costa molto di più che mantenerle in efficienza.
buonasfalto a tutti
In base alle sue analisi sui trend di sviluppo sia della rete stradale globale che dei veicoli in circolazione, l’ONU osserva ed avverte che il rischio di morte a causa di incidenti sulle strade è destinato a crescere sensibilmente, tanto che senza adeguati interventi potrebbe divenire, nel 2030, la quinta causa di morte a livello globale.

Lo ha recentemente ricordato il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, proprio al lancio ufficiale in Italia del Decennio di iniziative 2011-2020 indette dall'Onu per la Sicurezza Stradale. All'evento, organizzato dall'Aci, dal Ministero della salute e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tutti si sono dichiarati concordi nel dichiarare che l’Italia si impegna a rispettare ciò che l’Onu suggerisce di fare da qui al 2020, in particolare prendendo in considerazione i "5 Pilastri", ovvero intervenendo sulle aree che possono ridurre od evitare questo rischio, individuate dall'ONU in:
  1. Gestione della sicurezza stradale
  2. Strade e mobilità
  3. Veicoli
  4. Utenti della strada
  5. Gestione del post-incidente


L'Italia si impegna quindi: ad elaborare strategie per la sicurezza stradale che individuino precisi obiettivi, piani per raggiungerli e un costante monitoraggio che ne misuri l'efficacia; a favorire e promuovere l'adozione su ogni categoria di veicoli delle più avanzate ed efficaci tecnologie di sicurezza attiva e passiva; a promuovere azioni informative e didattiche sugli utenti della strada che rendano più consapevoli, attenti e sicuri i comportamenti su strada di tutti, dai pedoni agli automobilisti, passando ovviamente per le due ruote; quindi di migliorare le misure di soccorso post incidente, sia in termini di tempestività dell'intervento delle strutture pubbliche preposte, che di educazione dei cittadini per i comportamenti più adeguati da tenere in questi casi con le persone coinvolte, e per evitare che il primo incidente ne inneschi altri a catena.
Ovviamente, dei 5 pilastri individuati dall'ONU quello che interessa di più buonasfalto.it è l'area "Strade e mobilità", visto che la realtà dei fatti oggi in Italia e gli investimenti sulla rete sono in grave controtendenza con le esigenze di sicurezza indicate dai piani ONU.
La generale crisi economica che caratterizza questo periodo impone senz'altro maggiore attenzione nelle spese, ma questo non deve e non può significare un taglio indiscriminato a manutenzione, efficienza e sicurezza della rete stradale, quanto piuttosto l'individuazione e la scelta di tecniche e piani che combinino, ottimizzandoli, manutenzione e riqualificazione della rete esistente e realizzazione di nuove opere.
Non si tratta quindi di spendere di più, ma solo di spendere meglio e con più efficacia applicando finalmente quelle tecnologie più sicure, resistenti e sostenibili che possono nel tempo ridurre sia le spese che gli incidenti. Cosa che però non si ottiene certamente con la logica delle gare al massimo ribasso, il cui unico risultato è di ridurre qualità, sicurezza e durata utile di vita delle strade così "comprate".  Siteb e i suoi associati sono già tecnologicamente ed eticamente pronti a fare la loro parte per la sicurezza dei cittadini, ma lo stato e gli enti pubblici per primi devono considerare, come ha ricordato proprio il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, che per ogni euro investito in sicurezza avremo risparmi in costi sociali di 20 euro e significativi miglioramenti della qualità della mobilità".Insomma, le superfici stradali sicure e durature esistono, e sceglierle costa anche meno che comperare buche, e rifare le strade costa molto di più che mantenerle in efficienza.
Buonasfalto a tutti

   

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