Martedì 25 Aprile 2017
   
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Salute asfalto e bitume

Sezione SaluteAsfalto e bitume: in termini di salute, li mettiamo tra i buoni o tra i cattivi?

Gli asfalti sono mix di graniglie e bitumi, che possono essere realizzati a caldo, a freddo o a temperature intermedie. Essendo estremamente diffusi nelle città e nelle campagne sotto forma di strade, è giusto chiedersi se il conglomerato e in particolare il bitume, che ne è il più diffuso legante, possano comportare pericoli per la salute dell'ambiente e dell'uomo. Come è facilmente comprensibile questo quesito interessa soprattutto chi il conglomerato lo produce, lo stende e lo lavora. Non a caso sono state proprio le associazioni Europee che rappresentano aziende ed operatori degli asfalti a commissionare alla IARC (International Agency for Research on Cancer)  una ricerca tesa a verificare se esistano legami tra i vapori di bitume ed eventuali patologie, anche tumorali. Fortunatamente per tutti il risultato - riportato tra i documenti che seguono in questa area di Buonasfalto.it - ha escluso questa eventualità. Ma allora, perché la produzione e la lavorazione di bitume è inserita nella lista delle industrie definite "insalubri"?
Se la leggete bene, quella lista, ci trovate anche i produttori di cosmetici ed i salumifici, ma non per questo consideriamo cancerogeni i detergenti intimi, le mortadelle e i salami
. In effetti, poi, i salami sono buoni ma un salumificio in un centro abitato può davvero risultare insalubre se ha il frigorifero rotto da giorni o, peggio ancora, se va in fiamme. Anche le malattie professionali non dipendono strettamente dalla gradevolezza o meno di una sostanza o dal suo odore: la farina è buona e nutriente, ma se respirata tutto il giorno provoca l'asma, come accade al 10% dei fornai. Va poi aggiunto che l'impiego del bitume per la creazione di strade, non richiede necessariamente temperature elevate ed emissioni di sostanze volatili ed odori, vi sono tecnologie molto diffuse che ad esempio utilizzano emulsioni bituminose a freddo, e non solo per trattamenti superficiali e microtappeti, ma anche per il rifacimento di un conglomerato mediante il riciclaggio a freddo, e in loco, del manto stradale preesistente. Una lavorazione che quindi, forse, crea meno effluvi del taglio di una mortadella, anche se sicuramente meno buoni.

Acqua più pulita con le pavimentazioni asfaltiche

Pubblicato il libro bianco

cleanerL’Americana Asphalt Paving Alliance ha pubblicato recentemente un nuovo libro bianco dal titolo: Cleaner Water With Aspalt Pavements. Il report sintetizza un certo numero di studi scientifici che dimostrano il contributo che le pavimentazioni bituminose possono dare alla qualità dell’acqua.

Secondo NAPA (National Asphalt Pavement Association) le pavimentazioni asfaltiche sono pulite e favorevoli all’ambiente relativamente alla gestione dell’acqua naturale e potabile, riducendo anche l’inquinamento ai margini delle strade.

Le pavimentazioni asfaltiche sono inerti, come dimostrato da vari studi. Inoltre, tali pavimentazioni hanno un ridotto impatto sulle emissioni di anidride carbonica, soprattutto se confrontate con altri tipi di pavimentazioni.

 

La ricerca che mette il naso nel bitume

La IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, indaga e assolve il bitume

L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha compiuto uno studio, condotto in vari paesi europei e in Israele, sulle eventuali correlazioni tra le patologie tumorali e l’esposizione ai fumi dell’asfalto. Durata oltre dieci anni, la ricerca si è articolata in due fasi: la prima, iniziata negli anni 90 del secolo scorso, è stata effettuata su un campione di circa 80 mila lavoratori dell’asfalto esposti ai fumi di bitume nel lasso temporale 1953-2000. Il tasso di mortalità per tumori al polmone riscontrato in alcuni paesi europei sembrava indice di una relazione tra bitume e effetti patogeni; a quel tempo però lo studio aveva trascurato la valutazione di alcuni importanti fattori potenzialmente corresponsabili, quali l’uso del tabacco, la presenza di catrame nell’asfalto, l’alcool e altri cofattori.

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Il Bitume Health Symposium di Roma

Il convegno, tenutosi a Roma il 17 novembre 2009 e organizzato da tutti i settori dell’industria del bitume, si è posto l’obiettivo di informare i responsabili delle aziende e gli addetti ai lavori circa le conclusioni degli studi condotti sul bitume negli ultimi 15-20 anni. Di seguito, i punti salienti emersi al convegno.

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Chi pesa di più sulla salute?

Insalubri: bitume, tra provole, piume, mezze piume, piumini

L'elenco delle lavorazioni insalubri deriva da un decreto ministeriale del 1912, modificato nel 1934, e successivamente recepito da vari altri decreti ministeriali fino a quello più aggiornato del 5 settembre 1994, nei quali il consiglio superiore di Sanità ha provveduto a rivedere ed ampliare l'elenco.

L’elenco delle industrie insalubri contiene due classi, tra le quali figurano, nella tabella B relativa a prodotti e materiali: asfalti e bitumi, scisti bituminosi, benzina, calce, calcestruzzo… ma anche carni e prodotti della pesca, carte e cartoni, cascami di legno, cementi, ceramiche, compensati, conserve alimentari, cosmetici, detergenti, fibre tessili, formaggi, seta, le materie plastiche tutte, quindi anche quelle ad uso alimentare, più piume, mezze piume e piumini. Molte sono le attività che rientrano nell’elenco, in sostanza tutte quelle che in un modo o nell’altro interferiscono nella situazione socio-ambientale del territorio e possono essere potenziale causa di pericolo per la salute pubblica.
Le finalità della classificazione delle industrie insalubri è per tanto quella di "segnalare un rischio"; indicare e formalizzare una "pericolosità potenziale" i cui effetti concreti, nella realtà, potrebbero già essere stati ridimensionati o limitati dal titolare dell'azienda grazie all'adozione di accorgimenti o speciali cautele. La classificazione stabilisce dunque solo una “presunzione” di insalubrità e pericolosità che, opportunamente valutata e gestita, può essere neutralizzata.
 

L'odore: eternamente sospeso tra puzza e profumo

odoreTutto ciò che ci circonda emette, in misura maggiore o minore degli odori che talvolta vengono percepiti come profumi e talvolta come molestie.
Esistono delle sostanze che anche in quantitativi infinitesimi (parti per milione o addirittura frazioni) hanno forti caratteristiche odorigene.
Non esiste alcuna relazione tra odore e tossicità.
Va comunque detto che qualsiasi sostanza odorigena, in elevate quantità, può provocare disturbi. Avete mai provato a restare alcune ore in una fabbrica che produce profumi? Dopo i primi istanti, la persistenza di elevate concentrazioni di pur gradevoli profumi, diventa sgradevole. Il problema degli odori è che essendo normalmente dovuti a quantità piccolissime di sostanze, non possono essere facilmente identificati e analizzati.

 

 

Emissioni: l'asfalto è nulla rispetto al traffico

tubi-scaricoUn recente progetto di ricerca del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (progetto n°1266 - Procedure tecniche e buone prassi operative nella prevenzione dei rischi chimici connessi con le attività di produzione e stesa dei conglomerati bituminosi), ha messo a fuoco le modalità operative delle fasi di lavoro previste dai due cicli tecnologici (produzione e stesa) ed esplicitato le caratteristiche chimiche, chimico-fisiche e tossicologiche dei vari materiali utilizzati, con particolare riferimento al bitume e ai suoi fumi (emessi nello svolgimento delle lavorazioni a caldo).

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