Mercoledì 24 Maggio 2017
   
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Chi pesa di più sulla salute?

Insalubri: bitume, tra provole, piume, mezze piume, piumini

L'elenco delle lavorazioni insalubri deriva da un decreto ministeriale del 1912, modificato nel 1934, e successivamente recepito da vari altri decreti ministeriali fino a quello più aggiornato del 5 settembre 1994, nei quali il consiglio superiore di Sanità ha provveduto a rivedere ed ampliare l'elenco.

L’elenco delle industrie insalubri contiene due classi, tra le quali figurano, nella tabella B relativa a prodotti e materiali: asfalti e bitumi, scisti bituminosi, benzina, calce, calcestruzzo… ma anche carni e prodotti della pesca, carte e cartoni, cascami di legno, cementi, ceramiche, compensati, conserve alimentari, cosmetici, detergenti, fibre tessili, formaggi, seta, le materie plastiche tutte, quindi anche quelle ad uso alimentare, più piume, mezze piume e piumini. Molte sono le attività che rientrano nell’elenco, in sostanza tutte quelle che in un modo o nell’altro interferiscono nella situazione socio-ambientale del territorio e possono essere potenziale causa di pericolo per la salute pubblica.
Le finalità della classificazione delle industrie insalubri è per tanto quella di "segnalare un rischio"; indicare e formalizzare una "pericolosità potenziale" i cui effetti concreti, nella realtà, potrebbero già essere stati ridimensionati o limitati dal titolare dell'azienda grazie all'adozione di accorgimenti o speciali cautele. La classificazione stabilisce dunque solo una “presunzione” di insalubrità e pericolosità che, opportunamente valutata e gestita, può essere neutralizzata.

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