Martedì 22 Agosto 2017
   
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Asfalto e Tecnologie

Tecnologia e collettività per risolvere il problema delle buche

Vi parliamo di due iniziative che, seppur diverse, coinvolgono i cittadini e sono finalizzate a risolvere il problema, piuttosto sentito, delle buche stradali.
La prima arriva dagli Stati Uniti dove il comune di Boston si sta adoperando per sviluppare un’applicazione che sia in grado di segnalare le buche. Street Bump, questo il suo nome, sfrutta l’accelerometro e il GPS degli smartphone rilevando automaticamente le buche quando l’utente ci passa sopra con l’auto; il sistema è poi in grado di inviare subito un rapporto alle istituzioni competenti. Al momento, poiché l’applicazione è oggetto di calibrazioni accurate che abbassino il margine di errore di segnalazioni di false buche, l’Amministrazione comunale ha invitato i cittadini a scattare foto alle buche incontrate lungo le strade e a segnalarle via internet.  Diverso il caso della Germania dove gli abitanti del paesino di Niederzimmern, hanno aderito ad una iniziativa piuttosto insolita: diventare sponsor delle buche per strada. 50 euro il costo di riparazione e allo sponsor è dedicata la targhetta metallica apposta su ogni buca riparata. Pare che al momento ci siano state 184 riparazioni per un incasso che si aggira intorno ai diecimila euro.

 

Futurismo olandese

Vi avevamo già parlato di come la tecnologia dell’asfalto offra soluzioni di manutenzione veloci, in grado di ammortizzare i tempi di posa e conseguentemente quelli dei lavori in corso. Immaginate quali vantaggi potrebbe arrecare una strada prodotta in fabbrica, avvolta in rocchetti e srotolabile come un tappeto. Una strada quindi “d’asporto”, che non solo può essere installata e disinstallata in fretta, di notte, senza fermare il traffico, ma che una volta consumata si può riavvolgere e riparare.

 

L’idea arriva dal Ministero dei Trasporti Olandese che, all’interno di un programma avanguardistico ampio e articolato dedicato alle strade del futuro, ha studiato il modo di attaccare questa superficie stradale - comoda e innovativa - con le microonde. Vale lo stesso principio di funzionamento nei forni: le microonde scaldano e sciolgono la parte inferiore del manto stradale facendolo aderire al terreno sottostante.

 

Il programma RttF (Roads to the Future) è particolarmente interessante per l’approccio innovativo e coraggioso con il quale vengono portate avanti idee che arrivano da tutti i possibili collaboratori esterni - commerciali, esperti, utenti delle strade, ecc. - e che, una volta sviluppate, divengono progetti-pilota concreti. Presto ve ne segnaleremo altri.

 

 

   

Come è fatta la membrana bitume polimero

schema-membranaCome mostra la figura, gli elementi costitutivi delle membrane bitume polimero sono:

1) la finitura della faccia superiore, dalla quale dipendono le caratteristiche di resistenza superficiale del prodotto finito. Può essere costituita da scaglie di ardesia (anche colorate), talco, sabbia, tessuto non tessuto in propilene, film di polietilene.

2) la mescola, ovvero la parte impermeabile della membrana costituita da una miscela di vari componenti: bitume distillato, polimeri elastomerici e/o plastomerici, additivi, tutti in percentuali variabile a seconda delle caratteristiche e dalle scelte dei produttori.
Mediamente, il 40-70% della mescola è costituita da bitume, la restante parte da polimeri e additivi.

3) l’armatura, che è la struttura portante della membrana in quanto forma l’ossatura interna attorno alla quale si va a distribuire in modo omogeneo la mescola, realizzando un accoppiamento mirato al miglioramento delle caratteristiche meccanico - strutturali del prodotto finito.

4) la finitura della faccia inferiore, che va a diretto contatto con la superficie su cui si vuole stendere la membrana impermeabilizzante. Normalmente è costituita da un film termoplastico che, fuso a fiamma durante la messa in opera dei teli bituminosi, si ritrae scoprendo la mescola bitume polimero che funge da collante.

   

La tecnologia del bitume evolve logiche e comfort dell'abitare

Quanto è importante un tetto? La domanda è forse banale ma l’articolazione della risposta non lo è affatto. Al tetto è affidato il compito di mantenere la stabilità strutturale della casa, è responsabile della protezione dagli agenti atmosferici, in particolare dall’acqua, sotto forma sia di pioggia che di neve, e deve garantire, per quanto gli compete, l’isolamento sia termico che acustico.
Non a caso la parola tetto è quella con cui si identifica la casa, ovvero quella parte essenziale che definisce il tutto.
Le caratteristiche che deve avere un buon tetto sono quindi molte. Gli si chiede di essere esteticamente armonioso, di proteggere da neve, vento, sole, e quindi dal caldo e dal freddo. Per questo in ambito tecnico la sua realizzazione è considerata un sistema, le cui parti essenziali sono il manto di copertura impermeabile, l’isolamento termico e la struttura portante.
Il tetto può essere poi, in base alla pendenza, a falde o piano; quest’ultimo è sempre più un vero e proprio spazio architettonico spesso praticabile e vissuto, ma la sua pendenza minima impone di incrementare l’attenzione, comunque e sempre indispensabile, a tecniche e soluzioni che garantiscano impermeabilità all’acqua, un parametro decisamente importante per garantire l’indispensabile comfort di un ambiente asciutto e vivibile, ed evitare inoltre che questa, infiltrandosi, danneggi le strutture portanti e riduca la stabilità dell’intera costruzione.

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Gli impianti d'asfalto

Cos’è un impianto d’asfalto e come funziona ?

impiantoL’impianto per la produzione d’asfalto, che i non addetti ai lavori chiamano impropriamente anche “bitumificio” o “fabbrica del bitume”, null’altro è che una macchina pensata per produrre il conglomerato bituminoso ovvero quel materiale che caratterizza la superficie delle nostre strade e che tutti chiamiamo “asfalto”.

Funzionamento

Per produrre il conglomerato è indispensabile essiccare le sabbie e i pietrischi (aggregati lapidei) che costituiscono il 95% della miscela bituminosa e successivamente miscelarli (impastarli) con il bitume (5% circa della miscela). L’essiccazione è indispensabile perché gli aggregati sono sempre molto umidi e il bitume è un materiale “idrofobo” (rifiuta l’acqua) e non aderirebbe.

 

Mediamente il pietrisco e soprattutto le sabbie contengono il 5 – 7% di umidità; questo significa che per ogni tonnellata di aggregati introdotti nell’essiccatore, si devono eliminare da 50 a 70 litri di acqua. L’essiccazione degli aggregati avviene all’interno di un forno che ha la forma di un cilindro rotante. Il materiale introdotto, avanza lentamente verso la fiamma del bruciatore e perde progressivamente umidità; in uscita, a una temperatura di circa 160-170 °C, è perfettamente asciutto. Durante l’ essiccazione, l’aria all’interno del tamburo, densa di vapori d’acqua, di polveri prodotte dal rotolamento dei pietrischi e dei gas della combustione, viene aspirata da una ventola e filtrata attraverso un apposito depuratore (filtro a maniche) prima dell’espulsione attraverso il camino. Norme severissime regolamentano le emissioni*.

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